deontologia professionale
Miriam Guana
Presidente Associazione Siryo
La deontologia dell’ostetrica nel passato
Sin dall’antichità l’arte ostetrica e’ stata animata e orientata da nobili valori etici; tra le norme di buona pratica ostetrica si possono citare, a tal proposito, quelle suggerite da:
· Socrate (469 - 399 a.c.); egli richiede all’ostetrica sensibilità e conoscenza della natura umana. Le ostetriche ricordano questo grande filosofo il quanto figlio di Fenatere, maia, ostetrica. Socrate, afferma di avere appreso l’arte della maieutica, ossia, l’arte di mettere in luce la verità. Tale termine nell’ambiente socratico-platonico indicava ricercare la verità mediante la collaborazione e la partecipazione attiva del soggetto che doveva “trarla fuori” dalla propria anima. “Maieutica”, derivazione di “maia” (mamma, levatrice), significa infatti colei che alla nascita aiuta, sostiene la partoriente nel “dare alla luce” il proprio figlio.
· Per Platone (428 - 248 a.c.) l’ostetrica dove avere fatto studi classici, possedere un’intelligenza sveglia e pronta, essere studiosa, attiva, robusta, compassionevole, sobria, paziente, riflessiva e prudente. Non essere collerica, intrigante, avara e non pensare alla civetteria.
· Aristotele (384 - 322 a.c.) suggerisce invece abilità ed intelligenza acuta.
· Per Muscione, medico romano i sec. D.C., ...”l’ostetrica non dove tenere lo sguardo sulle parti genitali della partoriente per evitarle di vergognarsi ritardando così il parto. Deve quindi stare leggermente voltata al lato, guardare negli occhi la partoriente e parlarle con “pia sollecitudine”....
· Per Sorano di Efeso (medico 98 - 138 D.C.) ....” l’ostetrica deve avere dita lunghe e affusolate, unghie ben tagliate, mani pulite e senza calli, memoria buona, salute robusta, carattere forte, conoscenza della scrittura, della dietetica, della farmacopea e della chirurgia. Deve mantenere la calma nei momenti difficili, essere discreta, astenersi dalle pratiche abortive e non essere superstiziosa” ....
· Girolamo Mercurio - frate domenicano e medico ostetrico del XVI secolo, ritiene che ..”la commare o la ricoclitrice deve essere esercitatissima e prudentissima nell’arte... Ma soprattutto sia timorata di dio, e .... sia di buoni e onesti costumi ”....
Tra le ostetriche, che nel passato hanno dettato le prime regole di buona pratica ostetrica, è da ricordare nel 1500 madame Louise Bourgeois Boursier - 1563-1636, Levatrice della regina di Francia Maria de' Medici. Ella lasciò i suoi precetti in eredità alla figlia che stava intraprendendo la stessa arte; si distinse per la sua altissima competenza tecnica e morale nell’affrontare l’assistenza alla donna rispetto al processo della nascita e della maternità.
I principi etici evidenziati in queste citazioni, rispecchiano fortemente i valori caratterizzanti la filosofia assistenziale del modello archetipo di ostetrica, per molti autori considerati le “qualità spirituali o doti innate” dell’ostetrica e che si riassumono nell’amore, amicizia, forza, incoraggiamento, compartecipazione, comprensione, sostegno, protezione, discrezione. conforto, compassione, intuito, creatività, intelligenza, saggezza.
La Deontologia dell’ostetrica ANNO 2000
L’ostetrica/o facendo parte delle professioni sanitarie intellettuali - opera nel rispetto di un Codice Deontologico che viene aggiornato periodicamente dalla comunità di ostetriche, in quanto considerato documento in “progress”, che necessita quindi di continue revisioni, approfondimenti, discussi e dibattuti.
Il Codice Deontologico in vigente, rivisto e approvato in sede di Consiglio Nazionale nel marzo 2000, ha sostituito la versione del 1977; si inserisce nella cornice delle legislazione italiana, indica i precetti che appartengono ad una legge morale universale e riflette il modificarsi dello scenario storico, sociale, culturale, antropologico e dei valori della società. Si tratta di un documento che si inserisce nel processo di riforma che vede coinvolte le professioni sanitarie non mediche ed alle quali vengono attribuite nuove funzioni e responsabilità. Nello specifico, il suo aggiornamento, nel 2000, si è reso necessario con l’approvazione della legge 42/99 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie”, poiché con l’abrogazione del vecchio regolamento dell’esercizio professionale del 1975, il codice deontologico va a definire, con i contenuti del profilo professionale, del rispettivo ordinamento didattico del diploma universitario e della formazione post-base il “campo proprio delle attività e delle responsabilità dell’ostetrica/o”. Tale principio è stato poi ripreso nel DM 21.8.2000 N. 251 “Disciplina delle professioni sanitarie riabilitative, della prevenzione, nonché della professione ostetrica”.
Rispetto al passato, la versione del CD 2000 non detta solo le norme inerenti i doveri professionali nei confronti della persona assistita, dei colleghi e delle istituzioni, ma definisce e rafforza le competenze dell’ostetrica/o nell’ambito della tutela della salute sessuale-riproduttiva della persona rispetto agli eventi naturali e fisiologici del ciclo della vita: nascita, infanzia, adolescenza, gravidanza, parto, puerperio, periodo della fecondità, menopausa e climaterio. In quest’ottica l’intervento dell’ostetrica/o supera i limiti connessi al processo della nascita e comprende la globalità dei bisogni di salute nelle varie età.
Nell’articolato codicistico si riaffermano i valori etici che appartengono alla tradizione della professione ostetrica e si individuano i precetti di oggi correlati con le leggi dello Stato e con i mutamenti della società.
1. I valori appartenenti alla tradizione sono: La beneficità, il rispetto del segreto professionale, la tutela della salute nello specifico quella sessuale/riproduttiva, agire secondo scienza e coscienza, l’aggiornamento professionale, la solidarietà umana, la tutela della dignità e del decoro professionale, il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo,
2. Tra I valori etici più innovativi si riconoscono: nell’affermazione del campo proprio delle attività e responsabilità dell’ostetrica, l’autonomia culturale e operativa, l’impegno nella ricerca, , il rispetto delle evidenze scientifiche, il rapporto dialettico con gli altri professionisti, l’erogazione di prestazioni di qualità, l’obiezione di coscienza, la pubblicità sanitaria, la messa a disposizione della collettività delle proprie competenze e la consapevolezza dei propri limiti. Da menzionare, a parte, quei valori che esprimono il un nuovo rapporto con la persona assistita quali: favorire la sua autodeterminazione nelle scelte assistenziali, garantire l’informazione e l’espressione del consenso informato, la tutela del diritto della privacy compreso il diritto della donna all’anonimato sul parto, accordarsi sull’onorario.
Revisione Codice Deontologico anno 2010